Noleggio barca a vela senza skipper: mare, vento, amicizia e libertà

L’aspetto principale da cogliere nella formula del noleggio barca a vela senza skipper è trascorrere tempo in mare senza persone “esterne” al gruppo. Vi racconto le mie esperienze, di come anche pochi giorni in barca abbiano rafforzato delle amicizie o comunque lasciato delle piacevoli scie che durano a distanza di anni.

Noleggio barca a vela senza skipper

Prima di avere una barca ne ho noleggiate per anni. La prima volta che ho utilizzato la formula del noleggio barca a vela senza skipper è stato per caso. Frequentavo da poco un gruppo di amici e furono loro a propormi una vacanza in barca a vela, dicendo che conoscevano una società di charter che aveva aperto da poco e che stavano per prenotare una barca con skipper.

“Se per voi non è un problema e vi fidate, ho la patente nautica: possiamo rinunciare allo skipper”

Era il 2000, la barca un Sun Odyssey 32 con tre cabine ed eravamo in nove (dico, nove!). Abbiamo fatto solo un fine settimana al super risparmio, ed evitare anche i costi di uno skipper ci faceva comodo.

Sfruttammo tutti i modi per risparmiare! (se vuoi sapere tutti i trucchi, leggi “Vacanze in barca a vela low cost”)

Ed eccoci qui in un autoscatto ricordo, analogico: gli smartphone non esistevano e forse neanche le macchine fotografiche digitali (scusate per la bottiglia di plastica in primo piano).

la mia prima esperienza di noleggio barca a vela senza skipper

Avevamo anche una videocamera, che registrava ovviamente su nastro, e abbiamo girato delle riprese bellissime. Ho ricevuto un super file video qualche settimana fa ma i mezzi di allora e la traduzione in digitale non hanno dato l’effetto sperato. (Antonella, Sergio, grazie di cuore ma teniamoci per noi quelle riprese!)

Un turismo diverso: conoscere l’Italia del mare in barca a vela

Con il noleggio barca a vela senza skipper si può davvero fare un turismo diverso, economico e sostenibile.

Ho passato una vacanza alle isole Eolie con i miei genitori. Dei giorni splendidi alle isole Ponziane con Valentina e una coppia di amici (ne scrive lei nel post “Vi racconto la mia prima esperienza in barca a vela”). Anche quando si è in pochi, c’è sempre sul mercato qualche opportunità: un anno, Valentina e io (Lorenzo ancora doveva arrivare!..) siamo stati nella zona delle Bocche di Bonifacio con una barca piccola piccola, giusta per due, quasi un campeggio nautico! E poi ancora diverse volte all’Argentario e nell’arcipelago toscano con tanti altri amici.

Da diversi anni mi godo ancora le isole Egadi, da dove ho iniziato questo percorso, con la mia barca; mi manca però questo nomadismo nautico, a essere sincero.

Un ricordo particolare

Tornando alla mia prima esperienza, ho mantenuto i contatti solo con due persone di quel gruppo ma la scia di quella vacanza dura ancora, a suo modo. A parte il divertimento, ho un ricordo molto netto di un episodio in particolare: la firma del contratto. Questa fu per me la vera novità: avevo già condotto diverse imbarcazioni ma sempre con persone più esperte di me; così, quando firmai il contratto ebbi una sensazione molto strana. Diversi anni dopo, quando un mio carissimo amico mi disse di aver preso la patente nautica e di voler noleggiare una barca, gli dissi che alla firma del contratto “gli sarebbe preso il panico”. Usai altre parole, che non trascrivo, e quando questo amico fece la sua esperienza da skipper-capogruppo, mi confermò questa sensazione di responsabilità.

La responsabilità della conduzione, secondo me

Skipper è una parola abusata. Tutti si definiscono skipper e “chi si sente più skipper degli altri” non perde occasione di ribadire quanto siano poco competenti e senza esperienza “gli altri”. Prima accadeva solo sulle banchine e nei circoli nautici, adesso con i social network basta entrare in un qualsiasi gruppo Facebook di vela. Ancora peggio coloro che si rifugiano nei titoli professionali, come se solo questo facesse di loro dei veri professionisti.

Più semplicemente,

credo che la prima qualità di uno skipper sia capire quando dire di no.

Dire no a un ingaggio, se sei un professionista, e ravvisi che le condizioni non siano sicure. Oppure dire no a una vacanza, se hai la patente nautica e noleggi un’imbarcazione con gli amici. Anche in questo seconda ipotesi, che ci interessa di più, la casistica è la più varia: un periodo sbagliato o un gruppo che già si sa essere poco adatto alla vita in barca.

“Sicurezza innanzitutto” è la base su cui costruire tutte le altre competenze di una persona che va per mare.

Il resto lo si può declinare in innumerevoli modi. È con questo atteggiamento che mi sono rivolto agli amici proponendo una vacanza in giro per i tanti arcipelaghi d’Italia e ne è valsa la pena.

 

Il piacere di insegnare ad andare a vela

Nella gestione di una vacanza con la formula “noleggio barca a vela senza skipper”, ho sempre dedicato molto tempo a delle “pillole” di insegnamento della conduzione di una barca a vela a tutti i componenti del gruppo. Lo considero un piacere e, soprattutto, un aspetto fondamentale della sicurezza in mare.

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